creazione dei virus informatici

 

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  sviluppo dei Virus informatici



Come si producono i «virus informatici»

I Virus informatici erano in genere realizzati usando linguaggi di programmazione detti di basso livello, cioè linguaggi che consentono di scrivere un programma con istruzioni "simili" o, se si preferisce, "vicine" a quello del linguaggio del microprocessore.

In pratica si usavano dei linguaggi che controllano bit e bytes e nei quali il programmatore deve occuparsi anche della gestione dei registri (parti di memoria usate per immagazzinare valori) del microprocessore, cosa che nei linguaggi ad alto livello è demandata al compilatore.

Questi linguaggi hanno il grosso vantaggio di consentire al programmatore di scrivere istruzioni che sono in grado di compiere delle operazioni (definite a basso livello o Interrupt hardware) come la scrittura diretta sul disco che i linguaggi ad alto livello demandano, invece, a routine proprie del sistema operativo.

Un altro grosso vantaggio di questi linguaggi è quello che consentono di intercettare facilmente le operazioni effettuate sul computer come la creazione di directory o di files, la loro copia o la loro cancellazione, ed in ultimo la grande velocità con cui eseguono le operazione, perchè i linguaggi con cui sono sviluppati Assembler e C sono molto performanti per via dei minori passaggi di interpretazione che devono subire soprattutto; Assembler, per essere eseguiti per arrivare al linguaggio binario dei processori.

I linguaggi più usati, dai programmatori, per scrivere virus informatici erano, fino a poco tempo fa, l'Assembler ed il C; adesso si utilizzano anche il C++, o il Visual Basic, per le macro. In definitiva per scrivere i virus servono linguaggi di programmazione che supportino la potenza dei puntatori, per poter scrivere istruzioni a basso livello.

Con l'avvento di sistemi operativi ad interfaccia grafica come Windows '95 e '98 la produzione di virus è diventata sempre più difficile e diventa ancora più difficile con sistemi operativi "protetti" (OS/2, Windows NT, Windows 2000) che sono dotati di meccanismi di protezione che non consentono ai programmi di eseguire direttamente istruzioni di basso livello bypassando le loro specifiche routine. Ma gli autori di virus informatici hanno trovato un sistema molto più semplice (e forse efficace) per scrivere "programmi virali"; infatti usano sempre più spesso il linguaggio VBScript (Visual Basic Script), linguaggio di programmazione interpretato utilizzato per le pagine web  derivato dal Visual Basic. Il famoso Virus "I Love You" che è derivato dal virus "Melissa" ne è un chiaro esempio.

Gli «autori» di virus informatici

Gli autori dei virus informatici rientrano nella più ampia cerchia di coloro che commettono crimini mediante l'uso del mezzo informatico; questi ultimi presentano delle caratteristiche proprie, all'interno del gruppo dei tradizionali «white collar criminals». Le indagini sinora condotte indicano concordemente che si tratta, nella maggior parte dei casi, di soggetti giovani, dall'età media compresa fra i 24 ed i 33 anni, ben preparati nell'informatica, di indole audace ed impaziente e, quasi sempre, di sesso maschile.

In particolare coloro che realizzano dei "virus informatici" sono persone che, sicuramente, hanno studiato per anni il funzionamento dei computer e dei diversi sistemi operativi, conoscono il linguaggio Assembler ed il "C" e ne sanno sfruttare tutte le più recondite caratteristiche; il programma "virus" rappresenta, spesso, un vero e proprio capolavoro di programmazione, quasi un'opera d'arte.

In genere, poi, i «computer criminals» ed in particolare quasi tutti gli autori di virus informatici sono soggetti senza precedenti penali, ma esistono sintomi che lasciano intuire il modificarsi di questa realtà. Infatti la diffusione del computer ed il conseguente aumento del numero di persone in grado di padroneggiare gli strumenti informatici è in continuo aumento.

Chi sviluppa virus, comunque, usa calarsi nella mentalità dell'utente normale cercando di stabilire quali possano essere gli stratagemmi migliori affinché la propria "creatura maligna" abbia le maggiori probabilità di essere avviata. Qualora infatti il worm non sia in grado di sfruttare le vulnerabilità di un sistema per "auto-eseguirsi" (ad esempio qualora Windows, Internet Explorer ed il client di posta siano stati correttamente aggiornati con le ultime patch di sicurezza), vengono comunque spesso attribuiti - all’allegato infetto che riceviamo via posta elettronica - nomi invitanti o curiosi. Alcuni virus worm uniscono, poi, nel corpo della e-mail, messaggi del tipo Ciao. Questo è il documento che stavi aspettando... oppure esortano ad aprire l'allegato dichiarando che contiene materiale pornografico, stravagante o foto osé... Uno dei consigli migliori è quindi sempre quello di non lasciarvi ingannare delle e-mail che vi arrivano e vi invitano ad aprire file allegati.


 i danni dei virus

 

I danni dei «virus informatici» ai computer ed all'hardware

Un virus è un programma (non dimentichiamolo mai!) è potrà fare al vostro computer ed alla apparecchiature collegate né più né meno di quello che potrebbe fare un normale programma o un driver (programma che gestisce una periferica).

Nonostante alcuni "sedicenti" esperti, dimenticando che l'informatica è sicuramente scienza esatta quando esamina il funzionamento di un programma su di un computer, sostengano che il virus possa rendere inservibile l'hardware, tale affermazione va smentita in modo categorico.

Questi "esperti" dimenticano quella che è una verità fondamentale nel mondo dell'hardware e che cioè i programmi e, quindi, anche i virus possono fare sull'hardware solo quanto l'hardware medesimo consente loro di fare. Un esempio potrà chiarire meglio tale affermazione; si pensi ad un televisore: questo è costruito per ricevere solo i segnali televisivi trasmessi su determinate frequenze, frequenze che vengono stabilite secondo regole internazionali.
E' sicuramente ipotizzabile che un determinato modello di televisore, prodotto da una certa casa costruttrice, venga danneggiato alla ricezione di una di queste frequenze: nessun dubbio che ciò possa accadere, anche se non ci risulta sia mai avvenuto! ma nessun dubbio nemmeno sul fatto che tale danneggiamento sia, prima di tutto, la conseguenza di un grave, oseremmo dire imperdonabile, errore di progettazione di quel modello di televisione; è facile immaginare come le conseguenze per l'azienda costruttrice, sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista dell'immagine, sarebbero pesantissime.
 

L'esempio fatto può essere riportato anche nel campo dell'informatica: è sicuramente possibile che, per esempio, una ditta metta sul mercato un particolare tipo di monitor che viene danneggiato nel caso riceva da un programma delle istruzioni particolari, ma è anche chiaro che un tale monitor sarebbe affetto da un grossolano errore di progettazione.
Basterebbe, infatti, che un programmatore scriva delle istruzioni che inviano quelle sequenze di comandi al monitor per provocarne il danneggiamento; ma potrebbe anche accadere che uno stesso programma che funziona regolarmente su un computer a cui collegato c'è un monitor di un altro tipo possa, invece, provocare il danneggiamento del monitor difettoso.
Un monitor simile potrebbe essere certamente danneggiato da un virus informatico realizzato da una persona che sia venuta a conoscenza del difetto, ma occorre sottolineare che è indispensabile che il virus informatico sia eseguito, unitamente al programma che lo contiene, su di un computer a cui è collegata l'unità che verrebbe danneggiata quando il virus provvedesse ad inviare quei determinati comandi.

Le ditte costruttrici eseguono svariati test prima di mettere sul mercato dell'hardware e particolari prove vengono effettuate proprio per verificare che nessuno dei comandi che il software può inviare ad una unità hardware possa danneggiare la medesima; ciò viene fatto perché esistono al mondo migliaia di programmi già scritti che funzionano regolarmente su computer costruiti da centinaia di fabbricanti; l'eventualità, quindi, che venga messo in commercio hardware danneggiabile dal software è estremamente remota e ancor più remota è la possibilità che venga realizzato un virus informatico per danneggiarlo.

E' corretto sottolineare che quando si afferma che un virus informatico non può mai danneggiare l'hardware, ci si riferisce ad un danneggiamento che implica una rottura di un apparato e cioè la rottura di un componente - per esempio un video, un chip di memoria - del computer che implica la sostituzione o la riparazione del componente medesimo; non ci riferisce certo all'evento, comune nella pratica, che il virus possa cancellare tutti i dati su di un disco rigido (hard disk) e che sia poi necessario effettuare una formattazione a basso livello (per rimuovere il virus) del disco per poterlo riutilizzare.
 

Bellissimo l'articolo qui di sotto riportato di Gaetano La Rosa preso da
http://www.epidemic.ws/dina_it.html

Il poliziotto virtuale

Fatto il farmaco, trovata la malattia.
Come fanno le grandi multinazionali farmaceutiche, anche le grandi società di antivirus americane faranno di tutto per tenere alto il livello di tensione mediatica sullo spauracchio dei virus. E ancora come queste finiranno esse stesse per finanziare
la ricerca di virus sempre più sofisticati. Anche se non apertamente, saranno loro ad avere sempre più bisogno degli hackers di quanto gli hackers non abbiano bisogno di loro. In questo caso quella, che in questa sede è stata individuata come la forma di arte tecnologica più avanzata nata dalla rete e nella rete, la scrittura dei codici sorgente di virus informatici,
finirebbe con il trovarsi in una particolare condizione di sorvegliata speciale. La prima forma d’arte nata col poliziotto che la combatte incorporato. Lo scenario che prevediamo farà assolutamente a meno di questo conflitto kapital/repressivo.
Negli ambienti informatici c’è già piena coscienza che la scrittura del sorgente dei virus è la prova più alta nell’arte della programmazione. Agli occhi di un non addetto ai lavori quelle stringhe di testo appaiono senza significato e senza
importanza. Salvo poi attendere, terrorizzati, l’arrivo dell’ultimo virus. Ma se il codice sorgente è un testo, e non c’è dubbio che lo sia, è a partire da quest’aspetto della questione che dovrà in definitiva giocarsi la partita.
I programmatori hanno una particolare visione della questione, per loro il sorgente di I LOVE YOU, forse la più famosa lettera d’amore mai scritta, è solo una variazione dal sorgente del precedente MELISSA, uno dei primi virus che si replicavano attraverso i file di posta elettronica. Considerando la natura tecnico/scientifica della formazione di questi autori, è facile capire perché.
Ma se spostiamo il confronto su un altro piano, come ad esempio quello dell’evoluzione della forma sonetto da Petrarca al
Foscolo, o dell’uso della terzina da Dante in poi, appare chiaro che dal punto di vista della valutazione estetica, questo giudizio finisce col diventare ininfluente.
Ovviamente, non va sottovalutato in nessun modo la componente proattiva e multicanale di un virus all’interno della società multimediale nella quale viviamo. L’impatto poetico di un virus è direttamente proporzionale alla qualità dell’impatto che
riesce a ottenere sulla scena dei mass media a livello globale. Questo fa di un virus come I LOVE YOU un caso quanto mai unico.
Ma com’è ovvio, il suo format comunicativo è solo uno tra i tanti possibili. Ci sono virus che operano in assoluta segretezza, spostando il mirino su aspetti qualitativi che poco hanno a che fare con l’impatto sui media. Possiamo anche provare a immaginarne di un tipo che simula la bomba nel computer e che si attiva quando si dà il riavvio, spostando, da quel momento in poi, tutte le operazioni compiute in rete su un diverso server sul quale non si ha più alcun controllo.
Ma, al di là del terrorismo indotto dall’eclatante risultato distruttivo di alcuni dei primi virus, esistono anche virus che non danneggiano nessuno, si può già prefigurarsi un’evoluzione funzionale di questi oggetti informatici con ricadute positive in ambito scientifico, creativo e d’intrattenimento. Un giorno forse saranno oggetti di consumo, prodotti da case di produzione simili a quelle già esistenti per la cinematografia, e distribuiti in varie forme e per varie utilità.
Vediamo infinite possibilità per questa nuova generazione di prodotti estetici. Ciò non farà sparire il poliziotto, ma ne ridurrà all’estremo l’area d’azione. Lo stesso utente avrà un rapporto diverso con la macchina e tenderà a non farsi schiacciare dalla brutale stupidità del poliziotto a una ridotta capacità espressiva del mezzo. Ci sono alcune cose che il virus ha già il merito di averci fatto scoprire: l’esistenza della rete, che solo grazie al virus riesce a emergere non solo come sommatoria di una serie di rapporti one to one: Il virus è un po’ la prova ontologica dell’esistenza della rete; niente poco di meno che la centralità della scrittura in una società che ama definirsi dell’immagine: tutto, anche le immagini di un computer, ha alla sua base un testo scritto; e ultima, ma non meno importante, un’innovativa teoria teologica sulla genesi:
forse DIO per creare il mondo ha scritto un codice sorgente.


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